IL Ninfeo di Punta Epitaffio

IL Ninfeo di Punta Epitaffio

La linea di costa in epoca romana, più avanti di circa 400 metri rispetto a quella attuale, è sprofondata nei secoli per colpa del bradisismo. Rovine di ville ed edifici, ingoiati dall’acqua nel corso dei secoli, sono oggi visibili al largo della costa di Baia.

Il più importante di questi edifici sommersi è stato scavato nel 1981-82 nella parte settentrionale del golfo di Baia, davanti a Punta Epitaffio.

Già nel 1969 erano state ritrovate sculture e grandi gruppi marmorei che hanno poi portato allo scavo sistematico.

Le sculture rinvenute furono trasferite nel Museo archeologico dei Campi Flegrei, istituito all’interno del Castello aragonese di Baia.

Il Ninfeo di Punta Epitaffio datato al I secolo d.C., all’epoca dell’imperatore romano Claudio (41-54 d.C.), si trova ad una profondità di circa 7 metri sotto il livello del mare all’interno del Parco sommerso di Baia, nel golfo di Pozzuoli, in Campania.

L’ambiente, una grande sala rettangolare di diciotto metri per dieci circa, chiusa in fondo da un’abside semicircolare, è interamente rivestita di marmo, con una grande vasca al centro. Nelle pareti laterali quattro nicchie una statua ognuna.

Probabilmente l’ambiente, ossia un grande ninfeo, aveva funzione di triclinium, cioè sala per banchetti.

La decorazione del soffitto a volta la finta roccia che rivestiva l’abside, le nicchie laterali e il grande arco di ingresso e l’acqua che scorreva nel canale laterale e nel bacino centrale serviva a ricreare l’atmosfera di una grotta. 

Bibliografia
  • Gennaro Di Fraia, Baia – Il castello ed il museo archeologico, Edizioni DUEGI, Asmara 1999
  • F. Zevi, Baia in Enciclopedia dell’arte antica, Treccani (1994)
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